Musica e Liturgia

Il Sermig ha sempre investito molte risorse sulla musica, perché è convinto che essa travalichi le culture, scaldi i cuori e favorisca la comprensione tra popoli e persone. Inoltre ha avuto sempre un’attenzione particolare per la musica che si esegue in Chiesa, ossia la musica liturgica. 

La musica liturgica è stata la prima espressione musicale del mondo occidentale a noi pervenuta. 
Il canto gregoriano infatti è stato per secoli l’unica espressione musicale dell’Occidente ed ha permesso a miliardi di cristiani di partecipare al momento dell’Eucarestia, magari senza capire bene tutte le parole, ma sicuramente esprimendo tutto il sentimento e la passione che la loro fede suggeriva. 
La Chiesa dunque ha una grande tradizione musicale, da cui è stata generata la musica occidentale – insieme ad altre tradizioni, è ovvio – ma difficilmente chi partecipa oggi alle liturgie lo sa. 
Chi canta prega due volte, diceva Sant’Agostino e noi vorremmo davvero continuare su questa strada, tentando, attraverso la nostra musica, di portare a Dio l’uomo e la donna di oggi. Ciò premesso, vorremmo tentare di capire cosa si intende per musica liturgica. 
 

Musica liturgica: Vogliamo essere molto semplici: per musica liturgica si intende prima di tutto “musica”.

Non è così ovvio come potrebbe sembrare.
Quando infatti parliamo di musica classica, lirica, rock o pop, jazz o quella che volete, l’aggettivo che mettiamo dovrebbe essere semplicemente una descrizione del genere a cui ci riferiamo, mentre è il sostantivo che ci interessa. 
Fare musica – qualunque aggettivo ci mettiate davanti – deve avere una sua dignità, deve tendere ad una qualità sempre migliore, deve poter esprimere sempre – sottolineo, sempre – la passione e il talento – poco o tanto, non importa – di chi l’ha scritta e di chi la esegue.

Secondo punto: “liturgica”.

Liturgico significa che la musica deve accompagnare – direi meglio dipingere – il momento liturgico che si sta vivendo e poiché la celebrazione eucaristica fa memoria del sacrificio di Gesù nell’Ultima Cena – non come ricordo lontano, ma come fatto che si ripete adesso – la “colonna sonora”, diciamo così, che l’accompagna dovrebbe tendere ad essere adatta al momento.
Quando ad esempio siamo al Signore Pietà o all’Agnello di Dio, due momenti altamente drammatici della Liturgia, ha senso fare un canto allegro e spensierato? All’Alleluia, dove invece la gioia sgorga dal cuore, c’è posto per una ballata triste o melanconica?
E durante il Credo o il Santo, che sono momenti in cui si declama la propria fede e la santità di Dio, possiamo pensare di mettere una musica men che maestosa o almeno “importante”?

Ma non basta: “liturgica” significa anche che la musica deve essere scritta per poter far cantare tutti, vecchi e giovani, stonati e intonati, preti e laici.
Se la musica che si fa in chiesa non spinge tutti a cantare o perlomeno a provarci, il compositore e/o gli esecutori hanno fallito il loro compito.
Data questa situazione, ci si trova così stretti tra un grande passato e un presente incerto e poco attraente; si pensa giustamente di “dover” fare musica durante una liturgia ma, visto che mancano riferimenti forti e di qualità, ci si accontenta di ritornelli triti e ritriti cantati senza passione e poco altro.

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