HAITI - JEREMIE

Publié le 30-04-2021

haiti

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OBIETTIVI
Contribuire ad offrire alla gente in condizioni di grande povertà e precarietà, assistenza sanitaria e promozione umana attraverso la presenza e il servizio dei Padri Camilliani. Promuovere lo sviluppo della famiglia Camilliana, e il suo radicamento in Haiti. Una presenza che non può certo portare risposta ad ogni problema, ma il cui servizio vuole testimoniare innanzitutto amore per gli abbandonati, e la possibilità tangibile, accanto a loro, di costruire un po’ di speranza dove non sembra immaginabile.

BENEFICIARI
Le comunità servite dai Camilliani di Port-au-Prince e Jérémie.

IL CONTESTO

Haiti è oggi un Paese alla deriva. Il suo territorio è in larga parte montagnoso, densamente popolato, e deforestato; il collasso delle infrastrutture lascia poco accessibili diverse sue zone. La vulnerabilità ambientale amplifica peraltro le conseguenze dei cicloni che colpiscono con ricorrenza l’area. Molto grande la disparità tra i pochissimi abbienti e la gran parte della gente che vive in totale precarietà. Bidonvilles urbane e rurali sono le abitazioni; chi ha un lavoro – che manca al 70% della popolazione in età lavorativa – deve provvedere mediamente ad una famiglia allargata di 10 persone; la quasi unica risorsa è una piccola agricoltura di sussistenza, oltre all’ampia emigrazione clandestina verso la vicina Repubblica Dominicana. Nella totale insufficienza di infrastrutture, energia elettrica, acqua potabile e sistema fognario, il livello di igiene è subumano. E altrettanto insufficienti sono le strutture sanitarie. Malnutrizione e malattia ne sono per molti le conseguenze. Nella cultura locale resta molto vasta l’influenza della tradizionale religiosità Voodoo.


PARTNERS

I religiosi Camilliani della Provincia Piemontese sono presenti ad Haiti dal 1995. In una delle zone più degradate della periferia di Port-au-Prince, hanno realizzato e gestiscono giorno per giorno il Centro socio-sanitario “Foyer Saint Camille”. Rivolto agli adulti e ai bambini, si prende cura in particolare di questi ultimi, vittime di una ampia e grave denutrizione, malattie, disabilità a causa di malattie infantili o incidenti; alta anche la percentuale di giovani, bambini e donne colpiti da tubercolosi e AIDS. Il centro sanitario è composto di un poliambulatorio – 300 i pazienti visitati in media al giorno – con laboratorio di analisi, radiologia e gabinetto dentistico. Accanto, tre padiglioni per l’assistenza e la degenza di un centinaio di bambini ammalati e portatori di handicap, per i quali si è avviato anche un centro di fisioterapia con palestra attrezzata. Assieme alle cure mediche, sono previsti programmi nutrizionali che accompagnano il bambino anche terminato il ricovero nella struttura. All’interno del Centro, è inoltre sorto il “Foyer Bethléem”. Nato dall’esigenza di dare una casa ai tanti bambini abbandonati perché seriamente handicappati, ne accoglie 50, bisognosi di cure, fisioterapia – nel praticamente unico centro attrezzato del Paese -, cibo e istruzione. Oltre a questo, possono godere finalmente dell’universo caldo di una vera famiglia, attorniati da molti fratellini e da persone amorevoli e premurose. Un programma di aiuto è condotto per i “restavecs” (resta con), bambini dati, o venduti, da famiglie in miseria delle periferie a famiglie della città, dove diventano fin da piccoli i domestici della casa, senza diritti e con un’esistenza assai dura. L’obiettivo è offrire loro opportunità innanzitutto attraverso la scolarizzazione. Da alcuni anni viene direttamente gestita una scuola elementare per parecchie centinaia di loro, gratuita, e che ogni giorno offre anche un pasto caldo, importante.

 

IL PROGETTO

Assistenza sanitaria e istruzione – Collaboriamo a sostenere in ogni modo le strutture sanitarie che svolgono un servizio preziosissimo per i tanti abbandonati delle zone in cui operano. E al contempo i programmi di inserimento scolastico e formazione con cui si cerca di dare risposte al futuro di bambini e ragazzi già esclusi da ogni possibilità di evoluzione per la loro vita.
Jérémie – Casa di formazione
La Comunità Camilliana ad Haiti ha messo radici, e sono ormai una trentina i giovani che seguono un lungo e selettivo cammino di preparazione per diventare religiosi e sacerdoti al servizio dei poveri e degli ammalati. Obiettivi: crescita umana, spirituale e nella comunità, per chi davvero se ne sente chiamato; e dare così continuità alle possibilità di apostolato e servizio. L’intero percorso fino alla ordinazione comprende una decina di anni. Al contempo, i candidati svolgono anche attività a fianco e a servizio dei malati, presso il degradato ospedale civile di Jérémie e i poveri delle sue bidonvilles. Occorre ora dotare la formazione di una casa per ospitare i giovani che vi partecipano e che vi parteciperanno. Utilizzato finora un vecchio fabbricato in prestito, è adesso in costruzione una struttura, su di un terreno disponibile. In coerenza con l’ambiente, la casa sarà una costruzione di stile haitiano, dignitosa ma in piena semplicità; il costo è paragonabile a quello di un medio appartamento in una nostra città. Comprenderà 10 camere, sala studio, biblioteca, sala ricreazione, refettorio, cucina e dispensa; a parte, una piccola cappella. Il SERMIG intende collaborare alla realizzazione. In particolare anche per le necessità di elettricità, luce e acqua: con un impianto fotovoltaico che alimenterà anche un sistema ad osmosi inversa per la potabilizzazione di 100 litri/ora d’acqua.

 

bimbi nel prato
bimbo nel box

COME SOSTENERE IL PROGETTO

Il SERMIG sostiene con risorse finanziarie e progetti tecnici i diversi interventi.

A questi si contribuisce anche attraverso continuativi invii di materiali:
- alimenti,
- prodotti igienici,
- generi di prima necessità
- attrezzature sanitarie,
- farmaci,
- materiale sanitario,
- materiale scolastico,
- attrezzature e materiali da costruzione…

C.C.P. n° 29509106 intestato a Sermig causale: salviamo 100.000 bambini - Haiti
 
Scheda: Haiti
Superficie: 27.750 Kmq
Abitanti: 9.600.000
Prodotto Nazionale Lordo pro-capite: USD 480
Speranza di vita alla nascita: 53 anni
Mortalità nei primi 5 anni di vita: 120 per 1000
Popolazione in condizioni di povertà: 80%
Analfabetismo adulto: 47%
Forza lavoro: 66% agricoltura 9% industria 25% servizi
L’1% della popolazione controlla il 50% della ricchezza del Paese

IL PAESE

Nell’isola di Hispaniola già primo punto di approdo degli “scopritori” del nuovo mondo e di cui occupa circa un terzo del territorio, la repubblica di Haiti nasce nel 1804 dalla rivolta sotto la guida di Toussaint l’Ouverture, delle centinaia di migliaia di schiavi africani importati nelle ricche piantagioni dai colonizzatori francesi. Le promesse di questa che fu la prima epica esperienza di decolonizzazione nel mondo, saranno frustrate nella sua storia da violenza politica, malgoverno e conflitti regionali: Haiti, risucchiata in un vortice di povertà, degrado ambientale, instabilità, è oggi il Paese più povero dell’America Latina. Sono tristemente famigerate le lunghe dittature che nella seconda metà del ‘900 si sono succedute prima con François “Papa Doc” Duvalier, e poi suo figlio Jean Claude “Baby Doc”; un trentennio di terrore in cui decine di migliaia di oppositori vennero sistematicamente eliminati. Nel 1990 inizia il difficile tentativo di democrazia col presidente Aristide ma, ancora in questi ultimi anni, una quasi guerra civile per deporlo, l’embargo internazionale durato tre anni, calamità naturali – cinque cicloni solo da agosto a settembre 2008 – che ricorrono ora con ancora maggiore frequenza, hanno continuato a creare una situazione di miseria e disperazione per la massima parte della popolazione dell’isola. Nel 2006, sotto l’egida dell’ONU che nell’isola mantiene una “Forza di stabilizzazione” di 8.000 uomini, è stato eletto l’attuale presidente René Preval, sensibile alla priorità di ridurre le disuguaglianze e promuovere lavoro. Ma il Paese è ancora vittima di vasta illegalità, corruzione, violenza politica e banditismo.
Per approfondire
HAITI: attesa a Cité Soleil
Haïti, un Paese alla deriva
HAITI: diritto a non essere inutili

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